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Papa Francesco a Bari: lo scontro di civiltà, retorica che alimenta l’odio

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  • 27/02/2020

MEDITERRANEO FRONTIERA DI PACE

 

Papa Francesco a Bari: lo scontro di civiltà, retorica che alimenta l’odio

 

Si può ricavare quasi un alfabeto della pace nel Mediterraneo, scorrendo il discorso e l’omelia che il Papa ha pronunciato a Bari, nel corso della sua visita che ha concluso l’incontro dei vescovi del Mare Nostrum, organizzato dalla Cei e fortemente voluto dal cardinale presidente Gualtiero Bassetti. Dalla «a» di «amore », anche per i nemici e persecutori», alla «g» di «guerra» (che Francesco ha definito «una follia») o di «giustizia» che «viene calpestata dove sono ignorate le esigenze delle persone e gli interessi dei singoli prevalgono sui diritti dei singoli e della comunità». Dalla «m» di «muro» (che purtroppo richiama la «o» di «odio» e la «i» di «invasione») alla preferibile «p» di «ponte».

Fino alla «d» di dialogo e alla «c» di conoscenza reciproca, che scaccia invece la «e» di estremismi » e la «f» di «fondamentalismi », oltre che populismi e nazionalismi. «L’amore è l’unico estremismo del cristiano», ha chiosato papa Bergoglio. In effetti – sia nella Basilica di San Nicola, dove ha incontrato i 58 vescovi di venti nazioni partecipanti e all’incontro e gli altri cardinali e presuli giunti per la sua visita, sia nell’omelia celebrata alla presenza di 40mila fedeli (presente, tra agli altri, anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, a lungo applaudito) – Francesco ha disegnato lo scenario di fondo sul quale non solo le Chiese ma anche le cancellerie sono chiamata a muoversi per dare risposta ai complessi problemi dell’area. Per il Vescovo di Roma il Mediterraneo ha una sua vocazione peculiare. «È il mare del meticciato – ha detto con chiarezza –, culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione». Asseconda- re dunque questa vocazione è premessa per la soluzione delle questioni anche più intricate. Se invece «lasciamo che a causa di uno spirito nazionalistico, si diffonda la persuasione contraria», apriamo la porta agli “ismi” che dividono.

Molti dunque, nelle sue parole, i riferimenti all’adozione di adeguate politiche, specie di fronte a «fenomeno epocale» come quello delle migrazioni. Sono coinvolti sia i Paesi di arrivo, ha ricordato papa Bergoglio, sia gli Stati di provenienza, «che con la partenza di tanti giovani vedono depauperarsi il loro futuro». In ogni caso è illusorio rispondere a questo fenomeno con i muri. Francesco descrive bene il meccanismo. «Si fa strada un senso di paura, che porta ad alzare le proprie difese davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un’invasione. La retorica dello scontro di civiltà – ha proseguito il Pontefice – serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio.

L’inadempienza o, comunque, la debolezza della politica e il settarismo sono cause di radicalismi e terrorismo». La comunità internazionale, invece, «si è fermata agli interventi militari, mentre dovrebbe costruire istituzioni che garantiscano uguali opportunità e luoghi nei quali i cittadini abbiano la possibilità di farsi carico del bene comune”. A braccio, poi, Francesco ha ripetuto un concetto già espresso nei mesi scorsi: «Mi fa paura quando ascolto i discorsi di certi leader dei nuovi populismi. Mi fanno ricordare i discorsi degli anni ’30 del secolo scorso». Un altro capitolo del discorso è stato riservato alla tutela delle minoranze e della libertà religiosa. «Alziamo la voce per chiederle ai governi», ha detto il Papa. «La persecuzione di cui sono vittime soprattutto ma non solo le comunità cristiane è una ferita che lacera il nostro cuore e non ci può lasciare indifferenti. Nel contempo, non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie». Infine Francesco ha ricordato «che si rende urgente un incontro più vivo tra le diverse fedi religiose, mosso da un sincero rispetto e da un intento di pace». Il documento di Abu Dhabi, citato nel discorso, è sicuramente un esempio in tal senso.

La visita, durata in tutto poco più di quattro ore, è stata divisa in due parti. Giunto in elicottero da Roma, il Pontefice si è recato innanzitutto alla Basilica di San Nicola per l’incontro con i vescovi. Qui è stato il cardinale Bassetti a rivolgergli il saluto ricordando che «i popoli dei Paesi rivieraschi, con l’appartenenza alla comune radice di Abramo, condividono una visione della vita e dell’uomo che, nonostante le profonde differenze, è aperta ai valori della trascendenza». Quindi dopo gli interventi degli altri presuli, il Papa ha tenuto il suo discorso e al termine è sceso nella cripta per venerare le reliquie di san Nicola. All’uscita sul sagrato, ha ringraziato il popolo cristiano per aver sostenuto con la preghiera il lavoro dei pastori («Nei momenti brutti si prega di più») e si è recato in papamobile al centro di Bari per celebrare la Messa e recitare l’Angelus (con un appello per la pace in Siria). L’ultima lettera dell’alfabeto della pace, in questo caso è stata la «r» di rivoluzione. Quella cristiana, ha rimarcato Francesco all’omelia, «che va dal nemico da odiare al nemico da amare».

Mimmo Muolo di Avvenire

25 febbraio 2020