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Delpini: “Noi annunciamo non una nascita ma una rinascita”.

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  • 27/12/2020

Nel giorno di Natale l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha presieduto in Duomo, il pontificale. Durante l’omelia, l’Arcivescovo ha indicato un nuovo modo di vivere «che non aspetta che sia finita l’epidemia per condividere la speranza, la stima vicendevole, la solidarietà concreta per chi è nel bisogno». Ecco la sua omelia:

 

Delpini: “Noi annunciamo non una nascita
ma una rinascita”.

 

1. Quest’anno non sarà Natale.

“Quest’anno non sarà Natale”, dice la nonna. Non potrò abbracciare i nipoti che sono la mia gioia, non potrò andare a pranzo da mia figlia che è la mia sicurezza, non potrò giocare a tombola per tutto il pomeriggio. Quest’anno non sarà Natale.

“Quest’anno non sarà Natale”, dice il malato. Sono isolato in casa, nessuno può venire a trovarmi; non posso andare a trovare nessuno. Il virus continua a stremarmi, a rendermi faticoso il respiro. Quest’anno non sarà Natale.

“Quest’anno non sarà Natale”, dice la famiglia ridotta in povertà. Vado a ritirare il pacco con i viveri per tirare avanti, io che ho sempre guadagnato onestamente il mio pane e adesso non posso assicurare neppure il necessario per i miei cari. Quest’anno non sarà Natale.

“Quest’anno non sarà Natale”, dice la signora Elvira. Il virus si è portato via mia mamma. Era la roccia della famiglia: ci teneva insieme, smorzava le discussioni, ci rendeva saggi. Il virus se l’è portata via come tanta altra gente. Quest’anno non sarà Natale.

“Quest’anno non sarà Natale”, dice Claudio. Non ho più un lavoro. Non riesco a immaginare come possa trovare lavoro nei prossimi mesi. L’inquietudine, la frustrazione, l’ossessione delle preoccupazioni mi occupa giorno e notte. Quest’anno non sarà Natale.

2. Un angelo del Signore si presentò a loro

Mentre si è deciso che tutto sia sospeso, rimandato, e si è fatto di tutto per ingombrare la mente e le parole di ogni minuzia e di ogni apprensione, una moltitudine dell’esercito celeste è apparsa per lodare Dio e dire: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama.

Vorrei considerarmi anch’io in questa moltitudine insieme con tutti i credenti incaricati di apparire a tutti i fratelli e le sorelle per lodare Dio, per far sapere a tutti che abbiamo deciso che quest’anno Natale sia oggi, 25 dicembre.

Il Natale che annunciamo, noi angeli di Dio, inviati in ogni parte della terra, non è la ripetizione di un fatto storico, cioè la nascita di Gesù a Betlemme di Giudea. La retorica natalizia continua a ripetere “oggi è nato Gesù”. Forse è un artificio per creare emozioni, buoni sentimenti. Certo è l’occasione per raccontare una bella storia che fornisce materiale per infinite storie. Ma in verità Gesù è nato quando Cesare Augusto si credeva padrone del mondo e Quirinio governatore della Siria. Cesare Augusto è morto da un pezzo e così pure il governatore Quirinio.

Gli angeli si presentano in ogni parte della terra per lodare Dio e annunciare: poiché in quella notte è nato Gesù, oggi puoi rinascere tu. Poiché in quella notte è nato il Salvatore, la gloria del Signore avvolge di luce la tua vita e a te, ora, è offerta la salvezza. Poiché in un giorno qualsiasi il Figlio di Dio si è fatto bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoria, in ogni giorno qualsiasi ogni uomo, ogni donna amati dal Signore possono accogliere la grazia di essere figli e figlie di Dio.

3. Non una nascita, la rinascita.

Forse ci sarà chi si ostinerà a ripetere le antiche abitudini. Misureranno il Natale per dirci quanta gente è andata a messa, quanti hanno viaggiato in treno, quanti hanno fatto la coda per un piatto di minestra, quanti sono morti, quanti soldi sono stati spesi e quanti sono stati persi.

Confronteranno i numeri con quelli dell’anno scorso per dare la misura della tragedia. Contribuiranno a diffondere tristezza e paura. Ma noi, moltitudine dell’esercito celeste dovremo pur deciderci ad apparire dove siamo mandati per lodare Dio e annunciare la gloria di Dio. Noi annunciamo non una nascita ma una rinascita. Noi non siamo incaricati di dire: è nato Gesù; piuttosto siamo mandati per dire: oggi ti è offerta la grazia perché possa rinascere tu.

Ti avvolge di luce la gloria del Signore, cioè ti viene offerto l’amore che ti rende capace di amare, figlio e figlia di Dio. La rinascita dell’umanità è la grazia e la responsabilità di diventare tutti angeli, cioè messaggeri di una umanità rinnovata che impara a conoscere Dio, perché in questi giorni Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio che ha costituito erede di tutte le cose.

La rinascita dell’umanità è la vocazione a diventare fraternità, Fratelli tutti, secondo la parola di Papa Francesco. Un modo di vivere, di pensare, di usare delle risorse che non aspetta che sia finita l’epidemia per condividere la speranza, la stima vicendevole, la solidarietà concreta che soccorre chi è nel bisogno. Un presente in cui si compie la profezia di Isaia: hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia, sperimentando che la gioia ha la sua fonte inesauribile nella comunione con Dio che rende possibile vivere come figli di Dio.

Celebriamo il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio non ricordare una nascita, ma per accogliere la grazia della nostra rinascita.