Tra le giornate ormai entrate a pieno diritto nella nostra tradizione una sta particolarmente a cuore a papa Francesco: la Giornata mondiale dei poveri, che verrà celebrata domenica 15 novembre. Si associa questa predilezione per i poveri alla frase che un confratello cardinale, subito dopo l'elezione al soglio di Pietro, gli sussurrò: “Non dimenticarti dei poveri”. Queste giornate sono solitamente accompagnate da un messaggio del Pontefice che propone uno specifico tema e ne sottolinea l'importanza per il cristiano e per la società. Il tema scelto quest'anno è “Tendi la tua mano al povero” (Sir. 7, 32).
La povertà è stata sempre parere della vita sociale ed economica dell'uomo, quasi segno distintivo della sua incapacità di utilizzare in maniera equa le risorse del pianeta, le potenzialità della tecnica e la distribuzione delle ricchezze e delle bellezze che ci sono state donate dal Creatore, delle quali non siamo padroni o sfruttatori, ma coscienti amministratori e beneficiari, a condizione che vengano ridistribuite ad ogni persona nella giustizia e nella condivisione.
A questa condizione che accompagna anche i nostri tempi (mai così ricchi di benessere, però mal distribuito e selvaggiamente sfruttato) si aggiunge l'epidemia virale, imprevista nella sua diffusione e nella sua gravità. “Il periodo della pandemia ci ha costretti e ci costringe a un forzato isolamento, impedendoci perfino di poter consolare e stare vicino ad amici e conoscenti afflitti per la perdita dei loro cari. Abbiamo sperimentato l’impossibilità di stare accanto a chi soffre, e al tempo stesso abbiamo preso coscienza della fragilità della nostra esistenza”. In questo riconoscimento della nostra ulteriore povertà, il Papa si scaglia contro “l’atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono complici (…). L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano (…). Ci sono mani tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni. Ci sono mani tese ad accumulare denaro con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà. Ci sono mani tese che nell’ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera. Ci sono mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto. E ci sono anche mani tese che nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano”.