Radio Mater

La scuola non può essere un sanatorio

  • In home
  • 17/09/2020

L’equivoco delle mascherine nelle scuole

 

La scuola non può essere un sanatorio

 

Stiamo esagerando. La paura ha preso il sopravvento. Moltissime scuole, sfruttando le norme sull’autonomia, stanno applicando le indicazioni degli organismi preposti, in primis il Comitato Tecnico Scientifico (Cts), in maniera assolutamente arbitraria, eccessiva e controproducente per l’inizio stesso della scuola. Stanno diventando delle vere e proprie restrizioni a ogni forma di movimento, a ogni forma di didattica che non sia frontale e trasmissiva, a ogni forma di manifestazione ludica da parte degli alunni. Così non va.

La scuola non può essere un sanatorio, non può essere gestita come un reparto Covid e nemmeno come un centro clinico di Pediatria. Occorre che le autorità e il Governo richiamino a un’attenzione anzitutto pedagogica ed educativa nei confronti degli alunni e delle famiglie onde evitare vere e proprie forme di violazione dei diritti dei bambini in ordine al gioco, al movimento e alla socialità, ma anche di violazione della libertà d’insegnamento. Non ha alcun senso imporre agli alunni e agli insegnanti una coercizione statica di permanenza nel banco, con segnali tassativi sul pavimento come se fossero in presenza di un pericolo di morte in caso di avvicinamento eccessivo ai compagni. Così la scuola viene percepita come minacciosa, non un luogo di rinascita e di apprendimento.

Il caso più eclatante è quello dei Nidi e delle Materne: nel luglio scorso, il Cts ha elaborato un protocollo per cui fortunatamente non sono previste le mascherine per i bambini, ma sono previste per le maestre. Si tratta di una scelta non solo discutibile, ma dannosa.

Occorre fare un passo indietro e ricondurre il discorso a quelli che sono i basilari della relazione educativa, fondati proprio sull’incontro fra educatrice e bambini. Questo incontro, come ci ricorda in particolar modo la psicologia dell’attaccamento, si struttura sulla base del volto umano, che produce sicurezza relazionale e affidamento educativo. Viceversa, un volto coperto da parte dell’educatrice, che addirittura nelle formulazioni più rigide non dovrebbe mai togliersi la mascherina impedendo di fatto a bambini piccolissimi, addirittura di 6–9 mesi, di agganciarsi emotivamente alla sua figura, distrugge la fiducia di base che gli stessi cercano nelle figure educative. Risulta difficile capire come possa essere passata tale linea assunta soltanto dall’Italia. In nessun Paese nel mondo le maestre d’Asilo si presentano con la mascherina o addirittura bardate da infermiere Covid, come nel caso incredibile che si è andato a creare nei Nidi comunali milanesi.

Perché non si solleva l’opinione pubblica a fronte del fatto che i bambini, specialmente i più piccoli, non rappresentano in alcun modo un pericolo per le educatrici, stando ai dati che da tutto il mondo arrivano sulla sostanziale assenza di contagio da parte loro? Si rischia un cortocircuito fra il mondo dell’infanzia e il mondo adulto che non riesce più a sintonizzarsi con i bisogni dei più piccoli, puntando in maniera ossessiva e tenebrosa su temi di sicurezza che non hanno riscontro scientifico, ma solo forme di esorcizzazione nevrotica e quasi scaramantica.

È necessario che al più presto questo errore venga corretto, che si impedisca di vivere gli Asili Nido e le Scuole dell’Infanzia come un luogo di alienazione relazionale. I volti devono tornare a incontrarsi: quelli dei bambini verso le loro educatrici e quelli delle educatrici verso i loro bambini. Questa è la scuola! Questi sono da sempre gli Asili Nido. Il contrario è una variante dispotica che non sa riconoscere i bisogni e i diritti dei bambini a vivere questi luoghi come spazi di libertà, di accoglienza, di ascolto e di benessere.

C’è da augurarsi che le istituzioni governative sappiano al più presto intervenire e aggiustare il tiro.

Daniele Novara Pedagostia

(Avvenire del 15 settembre 2020)