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Nessun alibi nel tempo della politica urlata

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  • 02/11/2019

Cattolici e politica

 

Nessun alibi nel tempo della politica urlata

 

Dopo la fine della Democrazia Cristiana molta acqua è passata sotto i ponti. Molti ricordano il secondo tempo di questa storia, quando Dc faceva rima con 'occupazione del potere', molti di meno pensano a quando De Gasperi, Dossetti, La Pira, Moro esprimevano il concetto più alto di carità politica. In varie occasioni gruppi di cattolici hanno cercato di far rivivere quella esperienza, di verificare il consenso politico ed elettorale possibile di partiti di ispirazione cristiana, ma queste esperienze non hanno avuto successo. È necessario quindi riflettere sul perché di questi esiti. La risposta prevalente dei politologi è semplice: si è esaurito il movimento cattolico. I cattolici avrebbero smarrito le ragioni che assicuravano il consenso politico. Il posto dei cattolici si è ridotto a 'un posto in lista' di tale o talaltro partito e il loro peso nella sfera pubblica si è attenuato.

Al tempo stesso è cambiata la politica e, così, il contesto culturale. Dalla democrazia del Parlamento (l’era di De Gasperi ed Einaudi), siamo passati alla democrazia dei partiti (l’era del pentapartito) fino a planare nella democrazia del pubblico (l’era dei sondaggi, della rete, dei populismi). La democrazia resta un grande valore dell’Europa e rappresenta ancora la forma più efficace per governare rispettando libertà e dignità. Eppure osserviamo che è in crisi il rapporto politica-popolo e siamo ormai legati alla democrazia dei sondaggi. Forse alcuni pensavano di inseguire il consenso elettorale senza avere un rapporto con la realtà; ma senza presenza sociale, culturale, vicinanza alle periferie non c’è presenza politica. I partiti populisti che vincono le elezioni in Europa hanno acquisito una grande capacità di dosare algoritmi e presenza sociale o/e social.

Occorre ricostruire le tessere del mosaico del bene comune ripartendo dalla formazione. Perché azione e pensiero sociale devono tornare a incontrarsi. La fecondità politica delle migliori stagioni del movimento cattolico è stata il frutto di iniziative economiche, cooperative, sindacali, sociali e civili. Se l’agire politico è inquinato da corruzione, accordi con la criminalità organizzata, gestione clientelare, la coscienza sociale si eclissa e hanno buon gioco le sirene populiste. È decisivo il ruolo che i cattolici possono svolgere in una Italia dove la politica divide in modo violento. Tornare a ragionare politicamente fuori dai fanatismi, promuovere una stagione di unità degli italiani su quanto hanno di più caro: Costituzione, valori della democrazia, Stato di diritto, pluralismo, libertà. Aiutando tutti a riscoprire una politica non urlata, che cerca di far prevalere l’unità sul conflitto.

Nel discorso di Ratisbona del 2006, Benedetto XVI, con una felice sintesi tra Agostino e Peterson (teologo protestante convertito al cattolicesimo) ci ha consegnato un grande manifesto di teologia della politica (fondata su desacralizzazione del potere e discernimento sociale) e al tempo stesso una critica radicale alle nuove forme di teologia politica. Alla politica come dialettica amiconemico, Peterson preferisce la mitezza come cifra di una politica umana, equilibrata, realistica, competente, razionale, in cui l’avversario è un interlocutore con cui dialogare sulla necessità del bene comune; nella consapevolezza che la salvezza del mondo non viene dalla sua trasformazione né da una politica divinizzata e innalzata ad assoluto, né da una politica ridotta a moralismo e giustizialismo.

Dopo aver dominato la scena per molti anni la presenza dei cattolici rappresenta una minoranza che può essere creativa e vitale, evitando di cadere nell’irrilevanza. I cattolici nella vita pubblica non costituiscono più la massa ma sono chiamati a essere lievito che trasforma. L’attuale condizione non è un alibi per ritirarsi dalla vita pubblica, ma una spinta a ripensare il senso della loro presenza con modalità nuove. Ci aspetta un grande compito: riscoprirci lievito che agisce sulla pasta cioè sulla realtà.

Claudio Gentili, Direttore de 'La Società'
(questo intervento è un estratto dal numero 2/2019)