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LA MORTE E DINTORNI

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  • 04/11/2021

Novembre, mese dedicato al ricordo dei nostri defunti: ecco una riflessione molto viva di mons. Luigi Stucchi, vescovo ausiliare emerito di Milano, su episodi di morte legati al suo ministero pastorale

 

LA MORTE E DINTORNI

 

Forse il titolo non è invitante, ma la morte accade.
Chi se ne deve preoccupare ? Tutti perché accade per tutti e perché è l’enigma ultimo.
Qualcuno la provoca, violenza ! Qualcuno la ignora, superficialità !
Non sei padrone della morte ma neppure della vita.
La morte ci interroga e ci inquieta, la vita ci è data e la dobbiamo donare, imparando a farlo ogni giorno: così tutto ha un senso e tutto è compiuto.

LO SGUARDO DI UN BIMBO

Anni fa, in una casa di ringhiera, al risveglio del mattino, una mamma-nonna corre da una porta all’altra, è morta la bisnonna, il pronipotino vorrebbe entrare, ma la mamma-nonna glielo impedisce.
Io aspetto di poter entrare per una preghiera, il bambino dice a me: “Non sono io che devo avere paura, ma lei, la mia nonna, è lei che è vecchia”.
Il bambino ha una sua ragione.

UNA TRAGEDIA SENZA MISERICORDIA ?

Ancora indietro nel tempo. Un uomo uccide la moglie e si uccide, restano tre figli senza mamma e papà, la scena dei due morti mi è ancora viva nel cuore. Più di mezzo secolo fa, il funerale, le indagini, i commenti, le regole.
Una regola, ferrea, insiste: la salma della moglie si può portare in chiesa, quella del marito assolutamente no ! Alcuni “avvocati” di famiglia insistono e fanno addirittura partire il corteo funebre in anticipo per portare in chiesa i due morti.
La regola ferrea stabiliva anche che l’autore del duplice delitto non doveva ricevere nessun gesto religioso, con l’intenzione di rimarcare la gravità dei gesti compiuti, quasi fossero imperdonabili.
Giovanissimo prete sono andato io al cimitero: due carri funebri vicini, un dolore indicibile, un pianto composto, una difficile ricerca di speranza: non sono stato capace di benedire solo la signora, l’acqua benedetta in un silenzio cupo ha benedetto lei e anche lui, che ne aveva maggior bisogno.

CAMMINI DI GIUSTIZIA, CAMMINI DI FEDE

Era morto un uomo, uno di quelli appassionati della giustizia, la scelta è stata funerale civile, il primo del mio ministero.
Decido di salire le scale in una casa di ringhiera, parenti presenti mi chiedono di fare una preghiera, ma faccio capire che la scelta era diversa. Il figlio si accorge e, uscendo dalla porta mi dice “se vuole lo faccia pure”
Così è stato. Ho fatto lo stesso percorso ad ogni Natale perché il presepe non mancava e veniva riposto per il nuovo anno in attesa sempre del prete diventato amico di gradino in gradino.
La figlia cresce e fa la sua vita, dopo anni muore anche la nonna, in pochi parenti e amici veri celebriamo la Pasqua di Gesù, l ‘Eucaristia. È vita, speranza, giustizia !
E l’amicizia è più profonda ancora, e la liturgia interpreta perfino la morte e il dolore.

QUANTO AMORE CI VUOLE ?

Un giovane papà partecipa al funerale della mamma di un amico.
Funerale civile. Il giovane papà non compie solo un atto di vicinanza e di amicizia nel dolore.
Si interroga sulle vicende della vita, sui significati con cui vivere e con delicatezza squisita, non giudica, non commenta, non chiacchiera del più e del meno, ma si domanda: “Avrò fatto tutto il possibile per far conoscere ad altri l’amore di Dio ?”

+ Luigi Stucchi

P.S.- Non ci sono nomi di persone e di luoghi, neppure date, ma gli episodi sono verissimi e abitano il mio cuore